sabato 18 settembre 2010

CISL: 9 ottobre Manifestazione Nazionale

Segreteria Nazionale: Lettera alle lavoratrici e ai lavoratori Metalmeccanici


Lettera alle lavoratrici e ai lavoratori Metalmeccanici


Care lavoratrici, cari lavoratori, vi scriviamo per spiegare in modo più diretto le ragioni che hanno convinto la Fim Cisl a sottoscrivere l’accordo Fiat di Pomigliano e a negoziare con Federmeccanica le clausole che potranno permettere alla contrattazione aziendale e territoriale le deroghe al Ccnl, finalizzate alla difesa e alla salvaguardia dei posti di lavoro. Dobbiamo intanto sgombrare il campo dalle cose non vere che sono state dette e che stampa e telegiornali hanno purtroppo diffuso e amplificato.
L’ accordo per Pomigliano Nell’accordo non c’è alcuna violazione dei diritti dei lavoratori e tantomeno violazione del diritto di sciopero: anche nella normativa sulla malattia non c’è rischio di licenziamento. E’ vero invece che l’accordo prevede una turnistica più impegnativa, maggior flessibilità e impegni per ridurre le forme anomale di assenteismo. Se le percentuali di assenze toccano punte tra il 20 e il 30% in occasione degli scioperi e manifestazioni elettorali o sportive questo comportamento danneggia tutti i lavoratori e rappresenta una forma anomala di assenteismo che non c’entra niente con la doverosa tutela di chi è malato. Sono previste nuove regole nei rapporti tra sindacato e aziende che prevedono possibili sanzioni per i sindacati che non rispettano gli impegni presi: un sindacato serio e che firma accordi non ha paura di rispettarli.
Le deroghe al Contratto Nazionale Le deroghe al Ccnl sono uno strumento straordinario e saranno rese possibili solo per situazioni straordinarie: aziende in crisi o rischio chiusura nelle quali occorra difendere l’occupazione o importanti programmi di investimento che generano nuova occupazione sono le situazioni nelle quali si potranno definire deroghe. Le deroghe dovranno essere negoziate e definite a livello territoriale, sulla base di specifiche situazioni aziendali con il coinvolgimento delle Rsu interessate; inoltre gli accordi, per essere validi, dovranno essere successivamente verificati e autorizzati da una apposita Commissione Paritetica Nazionale .Non c’è quindi nessuna generalizzazione delle deroghe e nessun diritto dei lavoratori verrà messo in discussione. Il ruolo di garanzia della Commissione Nazionale eviterà il rischio di eccessive diversità a livello territoriale.
I compiti del sindacato Sarebbe stato anche per la Fim Cisl più facile non fare l’accordo di Pomigliano e non discutere con Federmeccanica di deroghe al Ccnl. Avremmo potuto sottrarci anche noi, al ruolo autentico del Sindacato che è quello di chi assume la responsabilità di fare trattative e accordi, nello specifico con Fiat e Federmeccanica. Sarebbe stato forse più facile, ma di sicuro non sarebbe stata la cosa più seria e giusta! Ci siamo comportati come fanno unitariamente i sindacati delle altre categorie di Cgil, Cisl e Uil e i più importanti sindacati metalmeccanici europei, che come noi sanno che quando manca il lavoro e le prospettive di ripresa sono incerte, l’unica e vera priorità per i sindacati è il lavoro da difendere e da creare. Perché senza il lavoro non ci sono né diritti né retribuzioni e neanche il sindacato. E quando le aziende vanno male si rischia il lavoro ed è difficile riuscire ad aumentare le retribuzioni. La situazione è difficile per tutti, per i lavoratori e anche per il sindacato metalmeccanico.
Non ci sono ricette facili o soluzioni semplici da proporre. Di sicuro però, non è con gli slogan e con la demagogia che potremo rilanciare l’industria e l’occupazione del settore e tutelare gli interessi dei lavoratori. Occorre al contrario che il sindacato stia sui tavoli delle trattative e faccia del proprio meglio per creare condizioni più favorevoli alla ripresa del lavoro, senza comprimere diritti ma, al contrario, rivendicando una redistribuzione più equa dei risultati dell’impegno dei lavoratori,e nuovi rapporti sindacali più stabili e regolati, con meno conflitto e più partecipazione dei lavoratori e del sindacato alle scelte e alla gestione delle attività nell’azienda.
Richieste alla politica La crisi ha evidenziato anche gravi responsabilità del Governo, che ha fatto poco o nulla per sostenere la ripresa economica e il nostro sistema industriale; su questo tema, siamo impegnati con la Cisl e con la Uil a rivendicare politiche di sostegno all’industria e al lavoro e la riduzione della tassazione sul lavoro, sulle retribuzioni., sugli investimenti. Il giorno 9 ottobre a Roma faremo, come Cisl insieme alla Uil, una grande manifestazione nazionale per chiedere meno tasse e più lavoro ed una vera lotta all’evasione fiscale.
Responsabilità, democrazia, rappresentanza Con la Fiat abbiamo negoziato, come sempre facciamo con tutte le aziende; le responsabilità che ci siamo assunti sono unicamente rivolte a sostenere e dare forza al Progetto Fabbrica Italia a cui è legato il futuro della Fiat in Italia e l’occupazione del settore. Il consenso raccolto tra i lavoratori sull’accordo di Pomigliano è il miglior testimone dell’apprezzamento del lavoro fatto con l’accordo. Avremmo senz’altro preferito fare tutto questo unitariamente. Ci abbiamo provato e insistito, nel rinnovo del Ccnl 2009 e nell’accordo di Pomigliano. Non ci siamo riusciti e siamo consapevoli che questo è un problema per tutti. Perché sappiamo bene che un sindacato diviso è più debole. Lo sarebbe ancora di più se tutti insieme venissimo messi ai margini delle aziende e nell’industria metalmeccanica, per effetto della mancata assunzione di responsabilità verso le nuove sfide della competizione industriale, che non potranno essere affrontate e vinte senza positive e più mature relazioni sindacali. Stiamo facendo del nostro meglio per dare forza e prospettive al sindacato metalmeccanico e per difendere gli interessi dei lavoratori. Non siamo rassegnati a fare da soli e l’impegno per ricostruire migliori rapporti unitari da parte nostra non verrà mai meno.
Se condividi i contenuti di questa lettera, sostieni nella tua azienda la Fim Cisl che fa solo sindacato, dice parole di verità ai lavoratori e non va alla ricerca di comodi applausi, e sa assumersi le responsabilità e fare accordi nell’unico interesse che conta davvero per un sindacato: quello delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici.

LA SEGRETERIA NAZIONALE DELLA FIM-CISL
Roma, 17 settembre 2010

mercoledì 1 settembre 2010

RSU Caterpillar: comunicato 1 settembre 2010

Comunicato RSU

Oggetto: ORARIO DI LAVORO

La RSU, al fine di evitare equivoche (volute) strumentalizzazioni, intende precisare alcuni punti in merito alla vicenda “Orario di Lavoro”, ripercorrendone gli ultimi eventi:

1) dopo l'anno di cassa integrazione, e comunque fino all'inizio delle ferie estive 2010, la quantità di volumi produttivi non ha richiesto un grande utilizzo del turno notturno, fatto salvo per il reparto vericiatura. Di consegenza, per ovvie ragioni anche di sicurezza, i pochi lavoratori di officina operavano con lo stesso orario della verniciatura evitando cosi che dalle 4,30 alle 5,00 non rimanessero in officina 2, o poco più, lavoratori tra officina e montaggio.

2) poco prima delle ferie l'azienda fa capire alla RSU che l'aumento dei carichi di lavoro porterà automaticamente ad un naturale aumento della turnazione notturna. A questo punto la RSU chiede alla Direzione (4 agosto) che orario dovranno fare i lavoratori di officina (non della verniciatura) visti i nuovi carichi.

3) rientrati dalle ferie la RSU vede i nuovi turni in bacheca (tutti i reparti con un unico orario, 9:00 – 4,30), a questo punto (27 agosto) ne chiede spiegazioni alla Direzione la quale si impegna a convocare nei giorni successivi la RSU stessa per definire i dettagli.

4) nella mattinata del 31 agosto la Direzione convoca la RSU e comunica quanto segue: tutti i reparti con un unico orario da scegliere tra le “vecchie” 8 ore su tre turni e le “innovative” 7,30 mattina e pomeriggio completate da un turno notturno di 9 ore dalle 9 alle 6 del mattino dal lunedì al giovedì, in tutti e tre i turni 2 pause di 10 minuti. La RSU ha risposto il giorno stesso con il comunicato messo in bacheca in cui riproponeva alla Direzione 2 alternative, le vecchie 8 ore e l'orario proposto in piattaforma (votato dalla maggioranza dell'assemblea dei lavoratori) 7,5 ore su tre turni, in stile Verniciatura, rivedendo le pause di 10 minuti, a nostro avviso insufficienti per un reale riposo.

Abbiamo creduto fosse giusto ripercorrere alcuni passaggi della trattativa e scriverli in modo tale che tutti potessero essere messi al corrente, nello stesso modo, di quanto accaduto.
Riteniamo scorretto da parte dell'Azienda scaricare sulla RSU le colpe di un cambio orario per gli addetti al reparto Verniciatura.
La RSU non ha mai fatto nessuna pressione sull'Azienda affinché quel reparto cambiasse l'attuale turno, ed ha evitato di intervenire anche quando l'Azienda proponeva e metteva i atto, per quel reparto pause differenziate dei lavoratori.

Riteniamo giusto che ogni parte in causa si assuma le sue responsabilità.

La Direzione ha deciso che il Reparto Verniciatura deve adeguarsi all'orario del resto dell'officina, allora lo dica chiaramente ai lavoratori e non scarichi, con false menzogne, la responsabilità sulla RSU.

Ricordiamo che l'accordo “orario” della Verniciatura scadeva a fine 2009, ciò nonostante ne RSU, ne tantomeno i lavoratori hanno mai posto obiezioni sul prosieguo dello stesso per il 2010.

Ricordiamo alla Direzione che l'Orario di Lavoro è un delicato argomento della complicata trattativa in atto per il rinnovo dell'Integrativo e forzature come queste non aiutano a rasserenare gli animi.

Chiediamo all'Azienda di interrompere ogni scelta “unilaterale” e di ricostruire dei percorsi condivisi con i rappresentanti dei lavoratori evitando di “strumentalizzare i lavoratori”.


1 settembre 2010
RSU Caterpillar


martedì 29 giugno 2010

Invalido licenziato: interviene il sindaco Belcecchi


Inaccettabile il licenziamento di un disabile da parte della Caterpillar

Il Sindaco ha chiesto un incontro con i dirigenti per risolvere la questione

Il sindaco Fabiano Belcecchi ha ricevuto questa mattina in Municipio una delegazione della Rsu dello stabilimento di Jesi del gruppo Caterpillar che ha avuto modo di illustrare la situazione relativa al licenziamento di un dipendente invalido. Tale licenziamento sarebbe stato motivato, a detta dell'azienda, dal fatto che tale invalidità non consente un'adeguata collocazione del lavoratore all'interno dello stabilimento stesso.
La Rsu ha sottolineato a Belcecchi che, per le caratteristiche dello stabilimento jesino, tale scelta appare poco giustificabile.
Il sindaco ha garantito il proprio interessamento, ritenendo questo provvedimento né condivisibile né accettabile, tra l'altro in una fase così difficile come quella che si sta vivendo dove tali soggetti andrebbero maggiormente tutelati. Liberarsi di lavoratori in maniera così leggera, ha aggiunto Belcecchi, appare una scelta anche poco rispettosa dell'attenzione e della sensibilità che la nostra città ha sempre avuto verso i diritti dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli.
Nell'esprimere piena solidarietà al lavoratore coinvolto e alle Rsu, il sindaco si è impegnato a chiedere un incontro con la direzione generale dello stabilimento di Jesi per risolvere positivamente la questione, anche per evitare il venir meno di quello spirito di collaborazione che vi è sempre stato tra Amministrazione comunale e gruppo Caterpillar.

L'Amministrazione comunale

Jesi, 29 giugno 2010

Invalido licenziato: articolo "resto del carlino"



Jesi, invalido licenziato
Belcecchi: "Decisione inaccettabile"

Fa discutere il caso di Luca B., esonerato dall'Hydropo Caterpillar per la mancanza di un lavoro compatibile al suo stato di salute. Il sindaco promette un incontro con i vertici dell'azienda.

Jesi, 29 giugno 2010 - Fa discutere, e non poco, a Jesi la notizia del lavoratore invalido, Luca B., licenziato dall'Hydropo Caterpillar perché, come spiegano i vertici dell'azienda, non ci sarebbe alcuna mansione compatibile con la sua invalidità.

Il caso. Luca, invalido civile al 75%, da 10 anni afflitto da problemi alla schiena, lavorava nello stabilimento jesino del gruppo Caterpillar. Negli anni è sempre stato assegnato a lavori da lui ritenuti non idonei al suo stato di salute, ragion per cui era ricorso all'Asl per certificarlo. Il 16 giugno l'operaio riceve una lettera dell'azienda che lo esonerava dal servizio.

La notizia ha ovviamente scosso l'ambiente locale e non solo. Dopo lo sciopero proclamato nei giorni scorsi dai sindacati, oggi il sindaco di Jesi, Fabiano Belcecchi, ha ricevuto in municipio una delegazione della Rsu dello stabilimento per avere chiarimenti sulla vicenda.

Belcecchi ha convenuto con le rappresentanze sindacali che "il provvedimento dell’azienda non è condivisibile né accettabile, tanto più in una fase così difficile come quella attuale, in cui i soggetti deboli e gli invalidi andrebbero maggiormente tutelati".

"Liberarsi di lavoratori in maniera cosi leggera - ha sottolineato - appare una scelta poco rispettosa dell’attenzione e della sensibilità che la nostra città ha sempre avuto verso i diritti dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli". Belcecchi si è impegnato a chiedere un incontro con la direzione generale dello stabilimento Caterpillar.

lunedì 28 giugno 2010

Caterpillar Jesi: licenziato un lavoratore invalido


SCANDALOSO CATERPILLAR JESI


Jesi "Hanno licenziato un invalido per tutelare la sua salute?". Si dichiara indignata la Rsu della Caterpillar, e ha proclamato due ore di sciopero per ogni turno lavorativo.

In una nota la Rsu, Fim e Fiom, dell'azienda jesina, contesta sia il licenziamento di Luca B. lavoratore invalido, e ancor di più le giustificazioni apportate dalla direzione della Caterpillar.
"Il licenziamento non è avvenuto per cause disciplinari - sostiene la Rsu - ma più drammaticamente perchè l'azienda non ha dimostrato volontà né tantomeno sensibilità a trovare per Luca una postazione più idonea alla sua invalidità fisica, come per altro certificato e richiesto dalla stessa Asl". Nella mattinata di ieri la direzione avrebbe tentato di spiegare la legalità della decisione, ma la Rsu condanna il comportamento e ha indetto 2 ore di sciopero.

giovedì 1 aprile 2010

ZERO ZERO CINQUE: L'APPELLO AL G20

ZERO ZERO CINQUE

Una piccola tassa contro la speculazione, una grande risorsa per tutti

Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali, ambientali e di cooperazione
Roma, 24 marzo 2010_ Parte da oggi anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare - nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada - una tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa.
La tassa - di importo molto contenuto compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione - potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi non hanno alcuna responsabilità.
La Campagna - lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e di Governo dell'UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo - è promossa in Italia da Social Watch (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia, Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese, Sbilanciamoci), Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, CISL, FIBA CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, GCAP, FOCSIV - Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica.
Le firme raccolte saranno inoltrate al Governo Italiano e in particolare al ministro dell'Economia On. Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell'introduzione di una Tassa sulle Transazioni finanziarie. Tasse di questo tipo già esistono in alcuni Paesi e l'idea di adottarle su scala globale si sta facendo sempre più strada tra i leader di molti Paesi Europei e non solo. Si stima che tassando dello 0,05% (un valore intermedio nella forbice tra le proposte più severe che puntano allo 0,1 e le più morbide che propongono lo 0,01) ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari nella sola UE si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui, mentre a livello mondiale il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l'anno. Cifre importanti, che permetterebbero agli Stati di colmare gradualmente quelle voragini che si sono aperte nei conti pubblici con i salvataggi delle grandi banche e con le misure di sostegno all'economia rese necessarie per contrastare la pesante crisi economica provocata dagli eccessi della finanza speculativa (secondo stime recenti del Fondo Monetario Internazionale il costo globale della crisi avrebbe raggiunto i 13.620 miliardi di dollari a livello globale).
Il gettito di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe permettere agli Stati di avere risorse a disposizione per attuare politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale efficaci ed efficienti e più che mai necessarie visto l'elevatissimo costo sociale della crisi.
«Non solo - spiega Andrea Baranes, ricercatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e di Social Watch - la tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe anche un ottimo strumento per permettere alla politica di regolamentare i mercati finanziari. Una tassazione dello 0,05%, infatti, non scoraggerebbe certo quegli investitori che operano sui mercati con ottica di lungo periodo e che mettono i propri risparmi a disposizione di aziende che operano nel mondo dell'economia reale. Essa sarebbe tuttavia un valido deterrente per chi usa la finanza solo per speculare: quegli operatori che comprano e vendono strumenti finanziari centinaia o anche migliaia di volte in un giorno, rendendo i mercati instabili e volatili, sarebbero costretti a pagare lo 0,05% su ogni transazione».
«Il ricorso imponente alla finanza speculativa da parte delle grandi banche d'affari è diventato elemento prevalente rispetto al ruolo di sostegno al lavoro, alle famiglie e allo sviluppo. Il sistema finanziario ha creato un evidente squilibrio economico con un rischio con un rischio che è stato caricato alla collettività, ai contribuenti - sottolinea Maurizio Petriccioli, segretario della Cisl - che ancora una volta sono stati chiamati ad intervenire per salvare le stesse banche. La tassa sulle transazioni finanziarie di carattere speculativo avrebbe il pregio - come affermato dall'economista Paul De Grauwe - di far pagare un prezzo assicurativo contro tale rischio. Ne sosteniamo con forza l'introduzione per investire in coesione sociale, nel lavoro e per contrastare la povertà».

Per firmare la petizione e per avere maggiori informazioni visita il sito www.zerozerocinque.it